Omelia nella Santa Messa di San Luigi Scrosoppi con gli operatori della carità (5 ottobre 2026)

05-10-2026

Fratelli e sorelle,

in base a quanto riporta il Vangelo che abbiamo proclamato (Mt 25, 31-46), alla fine della nostra vita saremo giudicati sulla carità. Questo brano di Vangelo è un testo solenne, che ci fa capire come ci siano due gruppi di persone: uno più attento a leggere la realtà con gli occhi di Dio e un altro che, invece, non ne è propenso. Il primo ottiene l’ingresso nel Regno di Dio, mentre il secondo è pensato «per il diavolo e i suoi angeli»: è dedicato a coloro che hanno voluto splendere di luce propria anziché unirsi alla Luce di Dio.

Dio ci ha colmati – e ci colmerà sempre – del suo amore e della sua Provvidenza. Quando Renzo ne “I promessi sposi” fa esperienza dell’amore di Dio, allora è più propenso a mettersi al servizio degli altri. Per fare questo, però, ci vuole un’intelligenza spirituale, ossia la capacità di leggere la realtà sotto la guida dello Spirito. Questa particolare lettura può avvenire solo nella preghiera: San Luigi Scrosoppi ha potuto vivere questa dimensione di carità perché era un uomo di preghiera. In questo modo, ha saputo riconoscere la presenza reale di Cristo nei fratelli e, soprattutto, nelle sorelle bisognose della sua epoca.

Per realizzare la sua opera, San Luigi Scrosoppi non ha fatto “tutto da solo”: si è affidato alla Luce del Signore. Egli ha avuto sicuramente come modello San Filippo Neri (era un prete della sua congregazione); noi, anche, abbiamo tanti esempi che già stanno vivendo questa intelligenza spirituale. La realtà cambia, ma il dinamismo della carità può essere comune a tutti per vivere quella stessa carità nelle famiglie, nelle scuole, nel lavoro, nelle comunità.

Papa Leone XIV ha scritto una splendida enciclica, Magnifica humanitas, sulla «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Rendere presente questa forma di cura non spetta solo a un gruppo di persone “specializzate nel fare la carità”: l’intelligenza spirituale spetta a tutti noi!

Credo sia molto bello, oggi, celebrare la festa di San Luigi Scrosoppi chiedendo al Santo che interceda per noi e ci aiuti a vivere una vita interiore sempre più profonda, alimentando un rapporto personale con Gesù Cristo, per poter leggere la realtà di oggi con gli occhi di Dio e donare agli altri la carità di cui noi stessi siamo stati beneficiati. Come diceva San Tommaso d’Aquino, infatti, la carità è «di per sé stessa diffusiva».

 

Al termine della celebrazione

Cinquant’anni fa, mons. Alfredo Battisti, dalle macerie del terremoto, fondò la Caritas dell’Arcidiocesi di Udine. Da lì è iniziato un percorso che, negli anni, si è strutturato in una serie di organismi che hanno permesso di maturare competenze e specializzazioni per sostenere diverse persone in condizione di bisogno. È un mondo di bene!

Questa struttura ha avuto bisogno, l’anno scorso, di configurarsi come Fondazione, per poter meglio dialogare con gli enti e le associazioni civili; il cammino pastorale e sociale che si era messo in moto è dunque confluito in questa organizzazione. Per potenziare questo percorso, ho pensato di chiedere ad alcune persone di costituire un’équipe di supporto pastorale alla Fondazione, aiutando le comunità della nostra Arcidiocesi a farsi promotrici in prima persona di un’azione caritatevole che, come ricordavo nell’omelia, non è delegabile ad altri.