Omelia nella Messa per la 94a Adunata nazionale degli alpini (13 maggio 2023)

13-05-2023

Cari fratelli e sorelle,

la seconda lettura della Parola di Dio è tratta dalla prima lettera di San Pietro ed inizia con un’espressione molto famosa ed importante per noi cristiani: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi».

L’apostolo scrive ai suoi cristiani, probabilmente nella prima comunità che si era formata a Roma. Essi vivevano in mezzo alla società pagana che si trovava nella capitale dell’impero romano e si distinguevano perché da loro traspariva una grande speranza. Erano uomini e donne che mostravano di essere sostenuti da una forte speranza che li rendeva sereni anche nelle prove, disponibili e pronti a donarsi agli altri con gioia e generosità. Questo colpiva i pagani i quali si rivolgevano a loro per capire da dove prendevano quella speranza. San Pietro, allora, scrive a quei primi cristiani invitandoli ad essere pronti a dare ragione della speranza che essi avevano trovato nella fede nel Signore Gesù e nel suo vangelo.

La speranza è stata sempre una delle caratteristiche dei cristiani che li rendeva forti anche in mezzo alle persecuzioni. Non si piegavano e non rinnegavano la loro fede in Gesù neppure sotto la minaccia di torture e di morte. Questo preoccupò subito gli imperatori romani e i loro collaboratori, i quali tentarono di soffocare questa nuova religione che rendeva le persone così forti nella speranza e capaci di amarsi e di donarsi senza calcoli, gratuitamente.

Narra il racconto della Passione dei martiri di Lione, agli inizi del 200 dopo Cristo, un episodio molto significativo sulla speranza cristiana. Il comandante romano aveva fatto arrestare i cristiani, tra i quali giovani ragazze anziani, per spingerli a ripudiare la loro fede. Di fronte al loro rifiuto li fece torturare in modi disumani, ma senza che questi cedessero. Alla fine li fece uccidere e ordinò di bruciare i loro corpi e che le ceneri fossero disperse nelle acque del Rodano, affermando: «Non resti traccia di queste persone perché la loro speranza è una minaccia per l’impero romano». Da uomo intelligente aveva capito che la forza dei cristiani non erano le armi o il potere economico, ma era la loro speranza che non temeva neppure le torture e la morte. Così sono stati e sono ancora i cristiani martiri lungo i secoli della Chiesa.

L’invito che ci viene, allora oggi dalla Parola di Dio è quello di essere anche noi dei cristiani che trasmettono speranza. La speranza nasce dalla fede, come dice San Pietro: «Adorate il Signore Cristo nei vostri cuori». Chi ha la fede nel cuore è anche pieno di speranza. E la speranza dei cristiani la si vede nella loro serenità, nella forza d’animo e, specialmente, nella carità, nell’altruismo, nel soccorrere gratuitamente e prontamente chi ha bisogno.

Per come li conosciamo anche nei nostri paesi, credo di poter dire che le associazioni degli alpini sono luoghi di speranza dove si respira un clima di serenità e dove si incontrano uomini generosi, sempre pronti a dedicarsi al servizio degli altri nelle piccole e grandi necessità.

Questa speranza e solidarietà verso il prossimo, che gli alpini continuano a vivere a manifestare, ha le sue radici profonde nella loro fede ed educazione cristiana a cui sono stati educati. Anche nei momenti più tragici della loro storia sono sempre stati sostenuti da cappellani coraggiosi e a volte santi. Citiamo tra tutti il beato don Carlo Gnocchi.

Preghiamo, in questa Santa Messa che celebriamo all’interno di questa bella adunata nazionale, perché i nostri alpini, di ogni età, continuino a essere, come invita San Pietro, uomini che trasmettono speranza e mostrino i frutti della speranza cristiana, che sono la serenità del cuore, la forza dell’animo e la dedizione generosa ai fratelli.

Questo è l’augurio che rivolgo alla benemerita Associazione Nazionale degli Alpini.