Omelia nella Messa di Natale “in nocte” (24 dicembre 2023)

24-12-2023

Cari fratelli e sorelle,

il racconto della nascita di Gesù che leggiamo nei vangeli offre molti motivi di meditazione utili per la nostra fede e la nostra vita cristiana.

Mi soffermo a riflettere su coloro che, dopo Maria e Giuseppe furono scelti da Dio come primi testimoni della nascita di Gesù: i pastori. Pongo una domanda: come mai furono proprio loro a scoprire dove era nato il Salvatore, il Messia inviato da Dio, che tutti gli abitanti di Gerusalemme e tutti gli ebrei attendevano? Eppure, come sappiamo dalla narrazione della visita dei Magi a Gesù, i sacerdoti e gli studiosi della Bibbia conoscevano perfino il paese in cui sarebbe nato, cioè Betlemme. Ma continuarono a vivere come se nulla fosse successo e ad aspettare un Messia che invece era già in mezzo a loro. In che cosa i pastori erano diversi dagli abitanti di Gerusalemme e dai lori capi religiosi?

Cerchiamo risposta a questa domanda. Dalle condizioni di povertà in cui nacque Gesù, constatiamo che Dio ha inviato suo Figlio Gesù in mezzo a gli uomini non ricorrendo ad eventi grandiosi, ad effetti speciali come facciamo noi quando vogliamo che tutti si accorgano di un avvenimento straordinario o di un personaggio che si vuol rendere famoso. Gesù non volle attirare la curiosità superficiale di chiunque. Non volle farsi incontrare a buon mercato. Per essere importante non aveva bisogno di apparire nelle cronache del tempo come il censimento che aveva indetto Cesare Augusto per far vedere su quante persone e su quanti popoli dominava. La sua nascita, riconosciuta o no, era comunque l’avvenimento più importante di tutta la storia umana come di fatto si è confermato lungo i secoli. Un esempio tra tutti è che la datazione ufficiale della storia è in riferimento a lui: prima e dopo Cristo. Gesù, quindi, scelse di nascere nella mangiatoia di una stalla perché non aveva bisogno di ricevere fama dagli uomini. La verità era il contrario: erano gli uomini che avevano bisogno di lui, della sua presenza e della sua Parola perché lui ha portato Dio tra gli uomini.

Solo i pastori, però, sono arrivati a lui. Di fronte alla povertà in cui giaceva il bambino di Maria, non hanno avuto il dubbio di aver sbagliato indirizzo perché in quelle condizioni non poteva essere lui il Messia promesso dai profeti e inviato da Dio.

Hanno creduto alle parole dell’angelo: «È nato un salvatore. È un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». E hanno trovato Gesù.

Quali capacità particolari avevano per essere i primi a riconoscere in Gesù il Figlio di Dio e i primi ad annunciarlo con gioia a tutti? Non erano studiosi o persone di cultura. Anzi erano gente che trascinava un’esistenza oscura e triste per il lavoro notturno mal pagato, esposto a varie insidie e causa di solitudine e di emarginazione sociale. Erano, come abbiamo sentito nella prima lettura, tra coloro che “camminavano nelle tenebre”.

Erano veramente dei poveri, “degli scarti” come direbbe Papa Francesco. Non potevano esibire pretese di essere qualcuno. Con questo animo spoglio di ogni pretesa hanno potuto inginocchiarsi davanti ad un bambino povero come loro credendo che era il Figlio di Dio che era venuto loro incontro per rivelare una nuova luce di speranza un nuovo senso per la vita, una gioia che non avevano mai conosciuto.

Cari fratelli e sorelle, la povertà di cuore dei pastori è la condizione grazie alla quale anche noi possiamo riconoscere che Gesù è ancora realmente in mezzo a noi. Lo sarà tra poco nel pane e vino che con la consacrazione diventeranno lui stesso nel suo corpo nel suo sangue. Sono segni poverissimi proprio come era l’infante nato da Maria e adagiato in una mangiatoia. Solo se ci inginocchiamo davanti a lui con il cuore spoglio da ogni pretesa possiamo riconoscerlo come il Salvatore che dà un senso vero alla nostra povera esistenza.

Il Natale e i pastori ci aiutino a riscoprire la povertà del cuore che Gesù ha predicato come prima beatitudine: «Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli».