Cari fratelli, care sorelle,
dalla tradizione sappiamo che San Marco fu inviato ad Aquileia da parte di San Pietro per evangelizzare la città e il suo circondario. Sempre secondo la tradizione, Marco avrebbe individuato tra i suoi collaboratori il primo Vescovo di Aquileia, Ermacora.
È andata proprio così? Non lo sappiamo… ciò che, invece, sappiamo bene, è l’esistenza di una connessione diretta tra la Chiesa di Roma e quella di Aquileia. A Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, c’è un’iscrizione che identifica quella chiesa come “capo” di tutte le chiese del mondo. Sant’Ireneo, uno dei padri della Chiesa delle origini, disse che la Chiesa di Roma è “capo” in quanto presiede la Carità. Ecco cosa unisce la Chiesa di Roma con quella di Aquileia e di Udine: la carità! La carità di Dio che si è manifestata nella carne di Gesù Cristo, la stessa che sperimentiamo tutti noi in un’esperienza contagiosa passata anche tramite Ermacora e Fortunato.
Questa carità si diffonde ancora grazie a una molteplicità di attività: alcune più discrete, altre più visibili, alcune più “leggere”, altre più strutturate. Ciascuna di queste esperienze di carità manifesta Cristo tangibilmente, a prescindere da religione, cultura, provenienza. Fin dai tempi di Ermacora e Fortunato o ai grandi santi della carità come San Luigi Scrosoppi (di cui quest’anno ricorrono i 25 anni di canonizzazione): la carità è la forma più immediata di evangelizzazione!
Esattamente cinquant’anni fa, il 12 luglio, fu fondata la Caritas della nostra Arcidiocesi, voluta da mons. Alfredo Battisti come segno dello Spirito Santo all’indomani del terremoto. Quella drammatica esperienza permise una mobilitazione di decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia: con la passione, la dedizione, le competenze di tanti, la Caritas diocesana si è sempre più strutturata fino ai nostri giorni: da qualche mese, infatti, è attiva una fondazione, la Fondazione Centro Caritas dell’Arcidiocesi di Udine ETS. È il “braccio operativo” della carità della nostra Chiesa. Nello stesso tempo è nata l’esigenza di dare vita a un organismo pastorale che raccolga l’eredità del Centro Caritas proseguendo l’animazione pastorale della carità in tutte le comunità della nostra Arcidiocesi. Siamo convinti, infatti, che la testimonianza della carità non può essere demandata a un organismo, ma tutte le nostre comunità – nelle loro diverse espressioni – sono chiamate a testimoniare la carità. La carità di Cristo ci infiamma!
Papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica humanitas, mette in luce un aspetto importante: mentre nelle teorie del post-umanesimo e del trans-umanesimo viene negata l’esperienza della fragilità umana (cfr. MH 116), nell’esperienza cristiana il limite umano è il luogo della rivelazione dell’amore di Dio. È tramite il limite e non malgrado il limite che si può sperimentare l’amore di Gesù, che ci raggiunge tramite i nostri fratelli e sorelle (cfr. MH 118). Come San Francesco d’Assisi, è tramite il limite e non malgrado il limite che siamo chiamati a essere strumento del Suo amore. Papa Francesco diceva che la dignità umana non è espressione della forza o del potere di qualche gruppo, ma è un dono di amore di Dio (cfr. Fratelli tutti 213). La dignità non è legata a velleità di potenza, ma è dovuta al fatto che siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, il cui unico Figlio, solo per amore, si è abbassato fino a morire sulla croce per innalzarci alla gloria della Risurrezione. Di questo sono stati testimoni Ermacora e Fortunato. Di questo siamo testimoni anche noi.
Vorrei concludere ricordando che il vescovo Ermacora ha voluto accanto a sé un diacono, Fortunato. È una chiara e incontrovertibile espressione del fatto che nella tradizione autentica e più antica della Chiesa – che il Concilio Vaticano II ha ricordato – la collaborazione tra le diverse figure della Chiesa è essenziale: vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, proprio come i membri del popolo di Israele che, di ritorno dall’esilio a Babilonia, sono stati chiamati a ricostruire Gerusalemme (Nee 2,17). Proprio come molti tra noi hanno contribuito a ricostruire il Friuli terremotato, nei borghi e nelle comunità stesse. Ecco il nostro programma pastorale: collaborare sempre di più, insieme, nel testimoniare la carità e nel crescere nella consapevolezza del proprio mandato battesimale di annunciare il Vangelo.
Perché tutto questo si realizzi, come Ermacora e Fortunato dobbiamo radicarci sempre più in Gesù Cristo.
