OMELIA NELLE ESEQUIE DI DON EDOARDO ZULIANI

04-12-2012


2 Cor 4,14-5,1; Lc 12, 35-40)


 


Care sorelle e fratelli,


celebriamo nella chiesa parrocchiale di Bressa la S. Messa di esequie del compianto d. Edoardo Zuliani, adempiendo la sua volontà che aveva espressamente manifestato. In questa chiesa aveva ricevuto i sacramenti, aveva imparato a pregare, aveva maturato la sua vocazione sacerdotale e qui ha vissuto gli ultimi anni di ministero finché le forze glielo hanno permesso.


Ci ha lasciato un testamento spirituale che inizia con queste parole: ‘Davanti alla maestà del Signore Padre, Figlio e Spirito riaffermo viva la mia fede insegnata dalla Chiesa Cattolica Romana. Anche morendo, ringrazio Iddio per avermi chiamato alla grande dignità di sacerdote, che sempre amai. Al Signore ancora umilmente domando perdono per le colpe e negligenze nella mia vita sacerdotale’.


Queste espressioni ci rivelano l’animo più profondo di d. Edoardo e le ho trovate confermate dalle testimonianze delle persone che in questi giorni mi hanno parlato di lui.


Mostrava una forte coscienza della dignità sacerdotale nel suo modo di parlare e di presentarsi; ma specialmente nella fedeltà ai compiti che gli erano stati consegnati con l’ordinazione sacra e, poi, con la nomina a parroco.


Non era, però, una dignità vissuta con orgoglio e come un privilegio ma accolta come vocazione, con umiltà. Si sentiva ministro del Mistero di Dio che si rendeva presente nel suo sacerdozio quando celebrava l’eucaristia, assolveva i peccatori, predicava le verità della fede, visitava le persone. Ha curato sempre la liturgia con una passione particolare per la musica e il canto sacro, si è dedicato alle famiglie e all’educazione dei piccoli con uno straordinario impegno per la scuola materna.


E’ stato il servo fedele di cui Gesù ci ha parlato nel vangelo che non lascia un momento il compito ricevuto, sostenuto da un amore vero per le sorelle e i fratelli tra i quali è stato mandato. Questo è il segreto che ha sostenuto d. Edoardo lungo 67 anni di ministero sacerdotale e che ci rivela in una frase del testamento: ‘Proprio per il mio sacerdozio ho sempre inteso amare tutti, familiari e fedeli’.


La fedeltà del servo di Cristo e del buon pastore d. Edoardo ha continuato a viverla fino alla fine, fino alla consunzione delle sue forze. La ricordano i cristiani di Sevegliano che lo hanno avuto tra loro parroco per ben 40 anni. Quando per le condizioni di salute ha dovuto lasciare il compito di parroco e a ritirarsi a Bressa, paese di origine, d. Edoardo ha continuato fedelmente a fare il prete prestandosi ovunque a celebrare la S. Messa, rendendosi disponibile al sacramento della confessione, portando la benedizione di Dio nelle famiglie, visitando e consolando i malati. L’avanzare dell’età, con la conseguente debolezza, ad un certo punto gli ha reso impossibile anche questo ministero; ma gli rimaneva la preghiera, specialmente la liturgia delle ore, come ultimo servizio sacerdotale per i suoi cristiani e per la Chiesa. Mi hanno raccontato della sua sofferenza quando non riusciva più ad orientarsi anche nella recita del breviario con il quale si sentiva spiritualmente unito ai suoi fedeli a intercedere per loro. Nel testamento promette: ‘Continuerò a pregare per loro e li esorto vivamente ad essere saldi e operosi nella fede in Cristo Signore’.


I 67 anni di ministero sacerdotale hanno portato d. Edoardo ad attraversare tempi di radicali cambiamenti sia dentro la Chiesa che nella società. E’ stato ordinato nel 1945, verso la fine della seconda guerra mondiale, ed è passato attraverso le riforme del Concilio Vaticano II: la riforma della liturgia, la promozione del laicato, una nuova visione del rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Ha vissuto le trasformazioni sociali degli anni 60-70, il post-terremoto. Come per altri sacerdoti, neppure per lui è stato facile capire questi profondi e veloci cambiamenti e trovare il modo per vivere dentro di essi il suo sacerdozio anche in forme diverse.


Non sono mancate per lui forti sofferenze interiori che, per il suo carattere riservato e rigoroso, condivideva con pochi macerandosi, piuttosto, in solitudine.


Gli ultimi anni, poi, sono stati per d. Edoardo la purificazione finale in uno stato progressivo di debolezza generale nel quale, come ho detto, ha sempre mantenuto vivo lo spirito di preghiera.


Noi, in questa S. Messa di suffragio, lo affidiamo alla misericordia di Dio Padre che scruta i cuori. Lui ha visto le sofferenze nascoste di d. Edoardo e vede ed accoglie il suo cuore di vero sacerdote e servo della Chiesa. Come invoca nel testamento, ‘la Madonna Immacolata, S. Giuseppe e S. Francesco d’Assisi gli siano ora accanto’.


Conclude il testamento con la speranza che il Signore chiami qualcuno al sacerdozio o alla vita religiosa. Mentre era in questa vita terrena ha avuto la gioia di veder fiorire molte vocazioni sacerdotali e religiose, frutto certamente anche della sua preghiera. Ora continui ad invocarle nel cielo per la nostra e sua Chiesa di Udine.