Omelia in occasione delle esequie di mons. Ernesto Zanin (10 aprile 2019)

10-04-2019

Cari Sacerdoti e Fedeli,

siamo riuniti per dare l’ultimo cristiano congedo all’amato e stimato mons. Ernesto Zanin. Celebriamo la Santa Messa di esequie in suffragio della sua anima in questa chiesa del Cristo nella quale per 40 anni egli ha, con fedeltà esemplare, pregato e fatto pregare generazioni di cristiani.

Prima, però, di aggiungere qualche altra mia parola sento doveroso ed edificante per noi lasciare la parola ancora una volta a don Ernesto. Egli, infatti, ci ha lasciato un intenso testamento spirituale chiedendo che venisse letto proprio in questo momento. Ascoltiamo, allora, don Ernesto che ci parla con grande sincerità di mente e di cuore.

«A 70 anni esatti dal mio battesimo (23.01.1927), ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e sacerdote. Guardando la mia vita, vedo due pilastri indistruttibili: la Creazione e la Redenzione.

Osservo davanti a me (fotocopiato) l’atto di Battesimo con il nome dei miei genitori e dei miei nonni paterni e materni; ma mi piace soprattutto leggere quelle lapidarie parole: “Ego sac. Angelus Ceccon Plebanus Ecclesiae S. Mariae de Camino baptizavi infantem. Quell'”infantem” ero io; sono io, amato e voluto da Dio, fin dall’eternità. E, poi, sul lato destro, leggo le altre stupende parole, segno di un dono infinito: “Sacerdos Christi ordinatus est” e “Primum litavit”.

A partire dal 1950 sono Presbitero di Cristo ed esercito il sacerdozio nella Chiesa Cattolica che è sempre stata ed è l’oggetto del mio amore. La Chiesa Cattolica comprende Cristo, comprende Maria, comprende lo Spirito Santo, comprende i battezzati e coloro che hanno il battesimo di desiderio di tuti i tempi, presso tutti i popoli e  anche i Beati del Paradiso.

Recentemente sono stato affascinato dalle parole scolpite sulla vasca battesimale di Camino, dove ho ricevuto la prima grazia: “Quicumque vult salvus esse, ante omnia opus est ut teneat catholicam fidem”. Non è stata forse questa (tenere catholicam fidem) la passione di tutta la mia vita? Per questo sono vissuto, per questo scopo ho sperimentato, nel mio intimo, un’attrazione irresistibile e un desiderio irrefrenabile di battermi per difendere e diffondere la verità.

Sono in cammino verso la verità assoluta e mi risuona alla mente e nel cuore la frase che J. H. Newman volle fosse iscritta sulla sua tomba: “Ex umbris et imaginibus in Veritate”. Proprio cosi: poco mi manca per essere lanciato “in Veritatem” dove la felicità e la pace dureranno per sempre. Dei miei peccati domando perdono al Signore. Chiedo a tutti coloro che mi hanno conosciuto di pregare per me. Quando sarò nell’eternità mi unirò a Cristo, alla Vergine Maria, agli Angeli e ai Santi per ottenere a tutti la salvezza. Sac. Ernesto Zanin».

Ascoltando queste espressioni così chiare e intense del suo testamento spirituale, viene da dire subito: proprio così ha vissuto in mezzo a noi don Ernesto Zanin. Il suo cuore e la sua mente erano veramente presi dalla passione per la Verità, per la Verità di Dio che aveva incontrato conoscendo Gesù  dentro la Chiesa Cattolica. Chi lo ha conosciuto personalmente sa come fino alla fine sia stato animato da un costante e forte desiderio di «difendere e diffondere» la Verità che Gesù ci ha rivelato.

A volte, magari, ci metteva anche una foga che poteva suonare eccessiva. Ma mai si avvertiva in lui spirito di protagonismo o gusto di polemica. Piuttosto in don Ernesto si poteva risentire la passione sincera per la verità del Vangelo dell’apostolo Paolo o del Card. Newman a cui egli si è ispirato per tutta la vita.

Aveva abbracciato con molta serietà la vocazione al sacerdozio e sentiva come prima responsabilità del suo ministero quella di trasmettere fedelmente il Vangelo di Gesù che la Chiesa Cattolica aveva custodito lungo i secoli perché in quel Vangelo egli aveva trovato la salvezza e la speranza della sua vita e desiderava che tanti fratelli entrassero nella stessa salvezza e scoprissero la stessa speranza. Sentiva questa responsabilità in particolare verso i piccoli per i quali viveva una autentica passione educativa che lo portò a diventare uno dei fondatori della Fism in Diocesi.

Non aggiungo altre parole sul caro don Ernesto. Ricordo, piuttosto, che concludendo il suo testamento spirituale egli chiede a coloro che lo hanno conosciuto la carità di pregare per lui. Noi tutti che siamo qui riuniti lo abbiamo conosciuto e profondamente stimato e con affetto accogliamo la sua ultima richiesta di  offrire la nostra preghiera e il sacrificio di Cristo per lui. È il nostro ultimo, grande gesto di amore e di riconoscenza che gli dobbiamo. Chiediamo per lui la grazia, che si augurava, con le parole del Card. Newman, di passare «dalle ombre e dalle immagini alla Verità»; di «essere lanciato nella Verità». Abbia la gioia di essere immerso in essa contemplando, faccia a faccia, il Volto di Cristo e del Padre e sia, così appagato il suo cuore assetato di Dio.

E, come ci ha promesso, si unisca all’intercessione di Cristo, di Maria e dei Santi per noi, per i confratelli sacerdoti e per tutta la Chiesa di Udine che ha amato e servito.