Omelia in occasione della 65ma Giornata del Ringraziamento

08-11-2015
Nella prima lettura della Parola di Dio abbiamo ascoltato il racconto di un miracolo del profeta Elia a favore di una povera vedova che correva il rischio di morire di fame assieme a suo figlio. La causa di tale disgrazia era una prolungata siccità che tormentava la regione di Sarepta di Sidone; la mancanza totale di pioggia aveva inaridito il suolo che, come un grembo sterile, non produceva più piante e frutti.
Questo episodio della Sacra scrittura ci ricorda una verità che non cambia col passare dei secoli: l’uomo, per vivere, dipende dal suolo. Era vero al tempo della vedova di Sarepta e resta vero oggi, pur con il grande progresso tecnologico che da allora abbiamo avuto. Se il suolo è fertile e offre prodotti alimentari in abbondanza tutti vivono bene; quando diventa sterile si muore ancora di fame, come succede in non poche parti del mondo.
A questa verità, che è davanti agli occhi di tutti, richiama il messaggio dei Vescovi italiani per la 65° Giornata Nazionale del Ringraziamento per l’anno agricolo dal titolo: “Il suolo, bene comune”.
Il messaggio si rifà opportunamente alla recente enciclica di Papa Francesco Laudato si’ nella quale il Santo Padre con molta forza invita tutti alla “cura della casa comune”.
Il suolo sul quale viviamo e dal quale riceviamo nutrimento è veramente la nostra casa comune che siamo chiamati a condividere nel modo migliore. Se, infatti, la curiamo assieme c’è spazio per vivere bene tutti; se, invece, alcuni vogliono i posti migliori e buttano altri fuori di casa, come succede per chi muore di fame, allora a lungo andare vivremo male tutti.
La cura del suolo della terra è una delle principali responsabilità della nostra epoca che il Papa ha colto in tutta la sua gravità e per questo vi ha dedicato un’intera enciclica.
Noi cosa possiamo fare? Cominciamo dal suolo del nostro territorio e voi, sorelle e fratelli della Coldiretti non potete che essere in prima fila nel suggerire idee e buoni esempi.
Abbiamo avuto dalla Provvidenza di Dio la grazia di vivere nel suolo del Friuli: ambiente naturale affascinante per la sua bellezza e varietà e, insieme, anche tanto fragile e bisognoso di intelligente rispetto.
Lo stiamo curando nel modo migliore perché sia una bella casa comune che ci accoglie ogni giorno? Un qualche esame di coscienza potremmo farcelo. Anche da noi, forse, c’è stato un eccesso di cementificazione occupando, senza vera necessità, spazi che potevano restare verdi e produttivi. Se, poi, alziamo lo sguardo verso le nostre belle colline e montagne, è difficile non riconoscere lo stato di abbandono in cui sono state progressivamente lasciate. Non era il loro destino ineluttabile, anche se non possiamo nasconderci che la cura del suolo montano è più impegnativa. Probabilmente, ci sono ancora spazi di azione per valorizzare la montagna e renderla casa comune bella e vivibile.
Certo, per prenderci cura del nostro suolo ci vogliono cuore e mente. Prima di tutto, il nostro cuore deve vivere con i sentimenti suggeriti Papa Francesco in un decisivo passaggio della sua enciclica: “Il mondo è qualcosa di più di un problema da risolvere; è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode”. Questo è stato il cuore di san Francesco che a tutti ha insegnato e continua ad insegnare la vera passione per madre terra.
E’ necessaria anche intelligenza per vincere, anche nel nostro suolo friulano, le sfide che il messaggio dei Vescovi italiani propone. E più le sfide sono impegnative – penso sempre alla nostra montagna – maggiormente è stimolata la nostra intelligenza.
Il nostro suolo, curato con amore e inventiva, potrebbe creare anche possibilità di occupazione per i giovani, molti dei quali hanno la passione per la terra e vi si dedicherebbero se intravvedessero prospettive.
Stiamo celebrando la santa Eucaristia ringraziando la Provvidenza di Dio per quanto il suolo ci ha donato nella stagione trascorsa. Concludo, allora, ancora con le parole di Papa Francesco: “L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso”.
 
Udine, Santuario della Beata Vergine delle Grazie, 7 novembre 2015