Intervento in occasione dell’incontro con i catechisti e gli animatori

04-10-2014

«L’Amore di Cristo ci sospinge» (2Cor 5, 14)

La carità, anima del servizio del catechista

Cattedrale di Udine, venerdì 3 ottobre 2014
 
 
Abbiamo iniziato in diocesi l’anno della Carità e colgo l’occasione di questo nostro incontro per offrire qualche indicazione su come, voi, educatori cristiani, potete vivere questo anno. Esso può essere un’occasione importante per riscoprire che proprio la virtù della carità è l’anima del servizio di un catechista e di un animatore.
 
San Paolo scrive ai cristiani di Corinto: “L’amore di Cristo ci spinge”. In queste parole, egli rivela quale sia la forza interiore che lo sta sostenendo nel suo ministero di annunciatore del Vangelo, che lo ha portato ad affrontare pericoli e persecuzioni, che gli ha dato il coraggio di predicare Gesù crocifisso in città che non conosceva.
 
Egli è apostolo per amore; per amore di Gesù che gli ha conquistato il cuore e per amore dei fratelli ai quali desidera donare la scoperta più grande che ha fatto: Gesù e il suo vangelo.
 
Cari catechisti/e e animatori, sono convinto che, se guardate dentro il vostro cuore, potete sentire vere anche per voi le parole di Paolo: “L’amore di Cristo ci spinge”.
 
Quale forza, infatti, sostiene la vostra fedeltà al servizio di educatori cristiani? Non è forse l’amore? L’amore per Gesù e l’amore per i bambini, i ragazzi e i giovani ai quali non avere nulla di meglio da offrire che la conoscenza di Gesù e del suo vangelo?
 
Se in voi si spegnesse questo amore, in pochi anni non avremmo più catechisti e animatori in diocesi. La virtù della carità, quindi, è veramente l’anima del ministero dell’educatore cristiano.
 
Questa mi sembra una prospettiva bella e consolante perché, se la carità è l’essenza della santità del battezzato, possiamo dire che il servizio di catechista e animatore diventa un luogo di santificazione per il cristiano che ad esso si rende disponibile.
 
Approfondendo un po’ la mia riflessione, suggerisco tre modi per mettere sempre la carità di Cristo al cuore del vostro impegno di educatori cristiani.
 

1. Avere l’amore di Gesù nel cuore.

Non si dà quello che non si ha; solo se nel cuore custodiamo l’amore di Gesù, esso può sgorgare verso gli altri, come da sorgente inesauribile.
 
Tutti noi abbiamo ricevuto, già, nel battesimo, l’amore di Cristo; ce lo ricorda san Paolo: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,5).
 
È stato posto in noi come un germe che può svilupparsi tanto, poco o anche seccarsi; dipende da quanto collaboriamo con lo Spirito Santo che opera in noi per trasformare il nostro cuore secondo “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” (Ef 3,18) del Cuore di Gesù.
 
Per un educatore cristiano, crescere nell’amore di Cristo significa amare sempre più i bambini e i ragazzi, che gli sono affidati, con gli stessi sentimenti di Gesù.
 
In proposito, nella lettera pastorale ho scritto: “Le difficoltà contro cui si scontrano i genitori e gli educatori siano uno stimolo per amare i figli sempre e comunque, al di là dei risultati. Dio Padre «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45). Egli ama sia i bambini e i ragazzi che danno soddisfazione sia quelli che deludono perché sono tutti suoi figli. Ama di più quelli in difficoltà perché conosce le ferite che hanno subito. Chiediamo allo Spirito Santo di avere questa carità del Padre verso i figli che aspettano di essere accompagnati nella vita”.
 
È sicuramente un amore impegnativo che chiede a noi una continua conversione per dilatare le misure del nostro cuore. Ma ci dà la ricompensa della gioia vera perché scopriamo di assomigliare un po’ al cuore misericordioso di Dio Padre e di Gesù.
 

2. Essere testimoni dell’amore di Gesù. 

Gesù chiede ai suoi discepoli di essere dei “testimoni” proprio come se fossero dentro un processo. E’ in atto un processo nella storia umana tra la luce e le tenebre, tra l’amore e l’odio, tra la vita e la morte. Sulla croce e nella risurrezione Gesù ha vinto lo scontro perché ha vissuto con un amore che è stato più forte di ogni malvagità, egoismo e potenza di morte. I suoi discepoli sono i testimoni che dimostrano, per esperienza personale, che in loro l’amore di Gesù ha vinto gli egoismi, le paure, i vizi di cui erano schiavi. In quell’amore hanno trovato una speranza che è più forte anche della morte e che li rende sereni e fedeli nell’amare gli altri.

 

I bambini, i ragazzi e gli adolescenti che incontriamo ed educhiamo alla fede sono dentro il grande processo che domina il mondo. Come ho scritto nella lettera pastorale, fin dalla nascita essi custodiscono nel più profondo del cuore la speranza di incontrare l’amore e il presentimento che solo “rimanendo nell’amore” troveranno la gioia e la vita. Fin da piccoli, però, sono attaccati dalla parte avversaria che cerca in tutti i modi di convincerli che la gioia sta nel pensare a se stessi, nel garantirsi privilegi, nel soddisfare bisogni e appetiti. Spesso, poi, devono patire tante e cocenti delusioni nelle loro attese di incontrare l’amore vero e questa delusione si sedimenta nel profondo del cuore rendendolo meno sensibile e più rassegnato a desideri piccoli.

 
Per essi sono provvidenziali testimoni adulti che mostrano che esiste l’amore vero ed esiste Colui che ha la potenza di donarlo al cuore dell’uomo; che mostrano che val la pena di impegnare la vita per quell’amore perché la gioia vera si trova solo obbedendo al comando di Gesù: “Amatevi l’un l’altro come io vi ho amato”.
Tra questi provvidenziali testimoni ci sono certamente gli educatori (catechisti e animatori) che nelle comunità cristiane accompagnano a maturare nell’esperienza della fede; che è esperienza dell’amore.
  

3. Insegnare ad amare.

Saper amare non è una dote istintiva che l’uomo ha dentro di sé. Istintivo è il bisogno di essere amati; ma ad accogliere e donare amore è necessario essere educati.
 
Nella lettera pastorale ricordo che i cristiani conoscono il Maestro che può insegnare l’amore vero: è Gesù perché Egli partecipa della Sorgente dell’Amore, il Mistero della SS. Trinità.
 
Nella Chiesa, gli educatori sono dei mediatori che mettono in contatto i piccoli e i giovani con il Maestro il quale ci rivela che il vero amore è il dono di se stessi vissuto con tutto il corpo, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e con tutta l’anima (lettera pastorale nn. 13-14). E’ esperienza di armonia tra corpo, mente, cuore, forze, anima. Ogni volta che si incrina questa armonia non c’è più vero amore ma peccato.
 
Circolano nelle famiglie, nelle scuole e, a volte, anche nella Chiesa modi di educare all’amore che creano disarmonie e confusioni tra sessualità, affetti, capacità di valutare con l’intelligenza, sentimenti profondi, volontà, anima spirituale.
 
Non mi dilungo a fare esempi perché il discorso diventerebbe troppo lungo. Esorto solo i catechisti e gli animatori ad avere idee chiare su come si educa al modo di amare che Gesù ha mostrato e insegnato. Ad avere un buon spirito critico per accorgersi di proposte sul modo di educare gli affetti, la sessualità, la volontà. i sentimenti, il cuore che sono lacunose, quando non sono fuorvianti.
 
L’obiettivo a cui mira un’educazione cristiana è quello di guidare i giovani a donare tutta la loro persona e la loro vita “per sempre”, nella vocazione che Dio ha pensato per loro.
 
Nell’anno della Carità invito catechisti e animatori a riflettere su come si può insegnare ad amare secondo Gesù e su quali sfide sta proponendo la mentalità diffusa.
 
Concludo richiamando la testimonianza di Paolo: “L’amore di Cristo ci spinge”. Carissimi catechisti e animatori, ci spinga questo amore e ci aiuti ad amare i piccoli e i giovani con la sua stessa carità. Cerchiamo di vivere questo amore con i tre passi che ho brevemente ricordato. Sono convinto che i nostri ragazzi ci seguiranno perché si sentono voluti bene e voluti bene in modo onesto; cioè, non secondo i nostri criteri ma secondi i criteri di Gesù.