Cari fratelli e care sorelle,
Credo che più di una volta a tutti quanti noi sia capitato di ascoltare riflessioni sul Santo Natale, sia nell’ambito ecclesiale sia nell’ambito civile. Forse abbiamo cercato testi per nutrirci, per cogliere il senso profondo di questo mistero. Credo che anche voi abbiate più volte avuto la sensazione che molti discorsi sono il frutto di una forma di conformismo pseudoreligioso piuttosto che espressione di una consapevolezza del significato autentico dell’evento, che di fatto è un unicum nella storia: Dio che si incarna in un luogo e in uno spazio ben definiti e, nella sua umanità, si relaziona con gli uomini e le donne che ha incontrato nel suo tempo per far sperimentare loro una novità assoluta.
E qual è questa novità assoluta? La relazione fra Dio e l’uomo grazie a Gesù Cristo, una relazione assimilabile a quella di un padre con un figlio.
Potremmo dire che, nel Natale, tutti quanti siamo chiamati a vivere non solo come uomini e donne con nome, cognome, data di nascita e professione, ma siamo chiamati a vivere come figli e figlie. Chi ha fatto esperienza della paternità – non solo materiale, ma soprattutto morale e spirituale – sa bene che questa relazione è caratterizzata dal fatto che è focalizzata sul figlio. Il padre è colui che si prende cura del figlio, quindi tutte le attenzioni sono sul figlio, anche quando costa fatica o porta a rimandare propri programmi, attese, gratificazioni. Vengono fatte tante rinunce da parte di coloro che, in qualche modo, sono padri: il focus è sul figlio, è di lui che bisogna prendersi cura. Tutto il resto va in secondo piano. È il padre che nell’accettazione della realtà del figlio qual è, non di meno gli indica ciò che dovrebbe essere per vivere nella verità, nella bontà, nella bellezza, nella vita piena.
Il padre ha questo compito di indicare al figlio la strada, ma è il figlio che deve camminare su questa strada. È il padre che prepara il figlio a essere a sua volta desideroso di generare e di estendere la relazione sperimentata come vera, bella, autentica anche ad altri. È il padre che prepara il figlio a diventare a sua volta padre di nuove creature.
Il padre che fa tutto questo, lo fa con amore e per amore. Proprio per questo, la sua paternità viene vissuta garantendo la libertà, perché crede nella forza dolce e convincente dell’amore, l’unica capace di suscitare una risposta amorosa da parte del figlio verso di lui e verso gli altri, in un senso che potremmo definire di fraternità.
Credo che il mistero del Natale sia tutto qui.
Il Padre ha riversato tutto nel suo Figlio Gesù Cristo, perché il Figlio potesse sperimentare questo amore capace di generare e di costituire gli altri come fratelli. Il mistero del Natale è, quindi, scoprire con stupore che siamo stati pensati da sempre come figli nel Figlio di Dio, Gesù Cristo. È scoprire con gioia di avere un Padre che nel Figlio Gesù ci ha salvati dal peccato, cioè da tutto ciò che rischia continuamente di dividerci da lui e dagli altri nostri fratelli e sorelle.
Il mistero del Natale è scoprire proprio nella fatica, nell’oscurità della vita, che la sua paternità è capace di rigenerarci sempre e ci dà la possibilità di sperimentare una vita nuova capace di misericordia nei confronti degli altri. È grazie al mistero del Natale che noi possiamo continuare a sperare in lui, nel Padre, perché avendoci donato il Figlio ci ha dato il modello della vera figliolanza.
