Cari fratelli e care sorelle,
Ringrazio innanzitutto mons. Riccardo Lamba per il nostro rapporto fraterno e non scontato. Grazie! Ringrazio anche i diversi preti e laici che non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto le la loro vicinanza. Posso dire che, con tutti questi riscontri, ho rivissuto il clima della celebrazione del mio saluto all’Arcidiocesi di Udine, il 14 aprile 2024. Confesso anche, con una punta di commozione, che questi legami mi fanno sentire ancora a casa nella Chiesa di Udine. Vi assicuro che non è un dono di poco conto! Dal cûr graciis a ducj!
Desidero fare memoria anche di questi 25 anni di ministero episcopale, in cui ho sentito intimamente il fiat mihi secundum Verbum tuum di Maria: «Avvenga di me secondo la tua Parola». Questo fiat mi ha riportato alla sera prima dell’ordinazione episcopale: nella solitudine della mia stanza ho vissuto – lo confesso – una intensa lotta interiore contro forti sensi di inadeguatezza e paure. Sentendo Maria vicina, quella notte, più con il cuore che con le labbra, ho pronunciato il fiat con cui lasciavo andare ogni resistenza e mi abbandonavo a Dio. In quel momento, dal profondo di me stesso si è diffusa una grande serenità, che non conoscevo, insieme a una forza per andare avanti. Infatti, non avevo mai “studiato da Vescovo”: non avevo idea di cosa volesse dire. Questo fiat l’ho ripetuto più volte in venticinque anni, specialmente quando mi è stato chiesto di cambiare Diocesi. Ciò che ho detto quella notte ha continuato a sostenermi.
Il fiat di Maria rivela la grande virtù dell’obbedienza nei confronti dell’imprevedibile volontà del Padre. Per Maria è stato un filo d’oro che ha intessuto tutta la sua vita. Pur con i dovuti distinguo, ritrovo in me lo stesso filo conduttore, quello dell’obbedienza. Se quella sera è stata una dura battaglia, devo riconoscere che l’obbedienza non mi ha ingannato: era la strada giusta da percorrere.
Tornando a Maria, davanti alla cugina Elisabetta quel fiat esplode nel Magnificat, un canto di stupore, gioia piena e riconoscenza a Dio. Avendo trovato in lei una disponibilità umile, Dio ha potuto realizzare grandi cose. Penso di poter dire, questa sera, un mio piccolo Magnificat: se guardo il percorso fatto, infatti, lo trovo cosparso di belle e imprevedibili grazie. Le chiamo così perché non sono frutto dei miei sforzi o meriti, ma sono davvero delle grazie che hanno arricchito le Chiese in cui ho svolto servizio. Mi vengono in mente tanti santi sacerdoti incontrati in tre presbitèri (Adria-Rovigo, Treviso e Udine), tante ammirevoli persone consacrate e tanti laici, giovani e adulti, pieni di fede, amore per la Chiesa e, in qualche caso, anche con doni straordinari. Per queste grazie immeritate canto – e cantiamo insieme – il mio piccolo Magnificat.
C’era, però, una preghiera che Maria non poteva fare: il Miserere, «abbi pietà di me». Io invece la dico: si apre una finestra di mie miserie e difficoltà che hanno impoverito le Chiese che ho servito. Ci penso molto e sento molto vera per me la sentenza del profeta Daniele contro il re Baldassarre, durante la quale il profeta soppesa l’operato del sovrano e lo definisce “mancante”. Questa sera prego il Signore Gesù perché riequilibri la bilancia con la sua misericordia.
Offro questa Messa per la cara Chiesa di Udine, perché continui il suo cammino di fede, speranza e carità sotto la guida di un pastore saggio e generoso come mons. Lamba.
La benedizion di Diu, midiant de intercession di Marie, e vegni su la Glesie di Udin e sul popul dal Friûl.
