Cari fratelli e care sorelle,
dopo il lungo cammino della Quaresima eccoci giunti al culmine del nostro pellegrinaggio. Siamo arrivati al centro della nostra vita di fede. Noi siamo qui perché crediamo che Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, è veramente risorto dai morti. Lui – che ieri abbiamo contemplato come colui che aveva sofferto, aveva preso su di sé tutti i nostri peccati, era stato umiliato e ucciso – è veramente risorto.
Questo è il centro della nostra fede, questo è l’unicum della fede cristiana. Non ci sono altre religioni o altre fedi che credano nel fatto che il Dio, che si è fatto uomo, possa morire e poi risorgere. Ma questo sarebbe ancora poco, perché Gesù Cristo ha voluto che anche noi partecipassimo della sua stessa sorte, che noi anche potessimo fare il nostro percorso di vita per poter, un giorno, condividere con Lui la sua stessa vita di risorti.
Potremmo dire che oggi si chiude un cerchio. Mentre tutti quanti noi, da piccoli, ci esercitavamo a disegnare un cerchio a mano libera e quasi sempre veniva un po’ sbilenco, a Dio questo cerchio è riuscito perfettamente: dall’Annunciazione (il momento in cui era stato annunciato a Maria che sarebbe diventata la madre del figlio di Dio) fino a oggi. Si chiude il cerchio. È interessante vedere come nei due misteri, il mistero dell’incarnazione e il mistero della risurrezione, ci siano delle analogie.
C’è un angelo che porta l’annunzio a Maria. Lei non poteva immaginare una cosa del genere, non si poteva inventare che il figlio di Dio si sarebbe reso carne in lei. C’era bisogno che qualcuno, un angelo, gli portasse questo annunzio, questa buona notizia.
Così le due donne, Maria di Magdala e l’altra Maria, andarono al sepolcro. Non era un gesto comune andare a guardare un sepolcro, guardare una tomba dove stava l’amico caro. Loro andarono per guardare, ma non si sarebbero mai aspettate che un angelo sarebbe comparso per dare loro un annunzio così straordinario: «Non è qui, è vivo, è risorto!». Anche lì un angelo.
Quando ricevettero questo annunzio (sia Maria, la madre di Dio, sia quelle due donne), ebbero una reazione comprensibilissima di turbamento, di spavento. Tant’è vero che l’angelo Gabriele disse a Maria: «Non temere!», e a queste due donne «Non temete!». La reazione è comprensibile per trovarsi davanti a un mistero grande: Dio che si fa uomo nel corpo di questa donna, Dio (che era realmente morto), non è rimasto chiuso in quel sepolcro, ma da quel sepolcro è risorto.
Che cosa fanno queste donne, sia Maria la madre di Gesù, sia le altre due Marie al sentire l’invito a “non temere”? Gioiscono. E si misero in movimento, corsero. Maria, in fretta, andò verso una città della regione di Giuda, dove si trovava sua cugina Elisabetta, per portare a lei l’annunzio che le era stato fatto. Così anche queste due donne, ricevuto l’annunzio dell’angelo, corsero verso i discepoli a portare anche a loro il lieto annunzio.
Si chiude così questo cerchio. Io credo che anche per i nostri amici, che questa notte ricevono il battesimo, si realizzi la stessa storia. Anche loro hanno ricevuto l’angelo sotto forma di tanti amici intorno a loro che gli hanno dato l’annunzio di Gesù, gli hanno parlato di lui. Si sono fatti delle domande, si sono messi in ricerca, poi finalmente hanno accolto questo annunzio e, anche loro, si sono messi in cammino.
Questa notte riceveranno il Battesimo, il dono della fede. Non un’acquisizione personale, non un tesoretto che si riceve per tenere per sé. Il dono del Battesimo è “per gli altri”, per poter comunicare anche ad altri la grazia che si è ricevuto, l’amicizia che si è stabilita con il Signore Gesù in questi mesi.
Ecco, a voi è data la stessa missione di Maria, la stessa missione delle due donne che hanno ricevuto l’annunzio dell’angelo al sepolcro vuoto. Anche voi siete chiamati a portare questa bella notizia che Gesù Cristo è risorto, è veramente risorto, che la vostra vita è cambiata, siete diventate persone capaci di vivere questa amicizia con Gesù, per goderne voi e poterla portare anche agli altri.
