Omelia in occasione della Messa di conclusione dell’anno della fede

28-11-2013

 

Cari fratelli e sorelle,


 

concludiamo l’Anno della fede nella festa di Cristo Re e meditando il racconto del Vangelo di Luca che ci porta sul colle del Calvario, ai piedi di Gesù crocifisso tra due malfattori. Veramente non ci poteva essere momento migliore per concludere questo anno che ha visto anche noi impegnati a riscoprire la nostra fede, secondo la volontà dell’amato Benedetto XVI che per primo ha dato uno straordinario e sofferto esempio di fede e continua ad offrirlo dal suo silenzio fatto di preghiera per la Chiesa.


 

Proviamo a chiederci ancora una volta: che cosa significa per un cristiano ‘avere fede’? Nella liturgia odierna troviamo la risposta chiara: significa avere solo Cristo come Re e Signore. Questa fede riveste il cristiano di una grande dignità, della quale i martiri sono stati e sono i più puri testimoni. Essi non hanno piegato il capo e le ginocchia di fronte a nessun potente di questo mondo neppure se cercava di piegarli con la minaccia della morte. Nessun signore umano è riuscito a far violenza alla loro coscienza perché per loro Gesù era l’unico Signore e Re al quale si erano consegnati con una fede che non conosceva tentennamenti.


 

Seguendo l’esempio di martiri, anche per noi ‘avere fede’ è inginocchiarsi e pregare un solo Signore che si chiama Gesù. A confronto di lui, nessun uomo può meritare di diventare il nostro idolo o il nostro padrone. Nessuna cosa materiale o somma di denaro può diventare il tesoro prezioso del nostro cuore.


 

Ma perché un cristiano è pronto ad inginocchiarsi con umiltà e fiducia solo davanti a Gesù? Ci risponde il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato e che narra di Gesù appeso alla croce, con dei chiodi che rendono disumano il suo supplizio.


 

E’ crocifisso tra due malfattori che si erano macchiati di così gravi delitti da meritare una tale condanna. Come predisse il profeta Isaia, è esposto agli occhi di tutti come un brigante tra briganti.


 

Sopra la sua testa è piantato un cartello con scritto: ‘Costui è il re dei giudei’. Chiunque lo legge pensa che sia l’estremo gesto di scherno contro di lui e i soldati prendono spunto proprio dal cartello per deriderlo: ‘Se sei re mostra la tua potenza salvando te stesso’.


 

Solo il malfattore che sta alla destra di Gesù, capisce che non sta morendo accanto ad un peccatore come lui ma al Re e Signore degli uomini, all’unico Innocente che sta donando la sua vita per strappare dal male della morte proprio coloro che lo torturavano fino alla morte.


 

Si accende in lui la fede e con l’ultimo fiato pronuncia il suo atto di fede: ‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. Gesù gli risponde con un amore infinito: ‘In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso’. Gli fa una promessa che nessun uomo, neppure il più potente di tutta la storia umana, avrebbe potuto fare ad un suo suddito.


 

Gesù sa che l’Amore, che porta nel cuore, sta per spalancare le porte della morte di fronte alle quali ogni mortale si ferma senza speranza. La sua croce, splendente di sangue e di amore, diventa il ponte che conduce al paradiso, alla vera ed eterna terra promessa. Attraverso quel ponte sta per passare e ha la potenza di portare con sè anche il malfattore che lo invoca.


 

Per questo prima di spirare, può fare al brigante il più grande dei giuramenti: ‘In verità di dico: ti porterò oggi con me in paradiso’. In altre parole gli promette: ‘Abbi fiducia in me. Se tutti ti stanno cacciando dalla vita con il più grande disprezzo, io non ti abbandonerò. Ho il potere di portarti con me nel paradiso in cui sto per entrare. Non ti sei meritato questa grazia per i tuoi meriti, ma perché hai avuto fede in me e mi hai manifestato questa fede pregandomi con l’ultimo fiato che ti è rimasto’.


 

Cari fratelli e sorelle, per capire che cosa significhi ‘avere fede’ guardiamo al malfattore pentito che muore pregando Gesù crocifisso.


 

Spero che l’Anno della fede abbia risvegliato nei nostri cuori questa fede e la stessa preghiera del malfattore pentito: ‘Gesù anche oggi ricordati di me, mi affido a te con totale fiducia’. Chiediamo anche la grazia che questa sia la preghiera con cui esaliamo l’ultimo respiro, sostenuti dalla presenza materna di Maria che tante volte invochiamo: ‘Prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte’.


 

La croce del malfattore pentito non è più avvolta dall’oscurità della disperazione ma splendente della luce di un’inattesa speranza. E’ la speranza che si propaga dal Gesù crocifisso, nostra unica speranza che mai ci abbandonerà


 

Dalla fede in lui nasce nel nostro cuore l’unica speranza che non delude. E’ questa speranza che ci aiuteremo a ravvivare in noi e in mezzo a noi vivendo, dopo l’Anno della fede, un Anno della speranza.


O Maria, Stella del mare, e cari martiri e santi della nostra Chiesa accompagnateci con la vostra speranza.