Omelia nelle esequie del diacono Gianfranco Zuliani

02-06-2015
Il carissimo Gianfranco ci ha lasciati e ha concluso il suo pellegrinaggio terreno. Il suo corpo, già provato da diverse debolezze, non ha retto all’ultima prova ed ha ceduto definitivamente. L’affetto e la stima che proviamo per lui ci ha riuniti oggi nella sua amata chiesa parrocchiale per stargli vicino e accompagnarlo con la nostra preghiera di suffragio a quella meta che era la sua ultima speranza come ben ci rivela nelle righe conclusive del suo testamento spirituale: «Ora non mi resta che coricarmi nel grembo tenero e paterno del Signore assieme agli antenati che mi hanno preceduto mormorando: “Grazie, Signore, di tutti i tuoi doni; grazie, Signore, di essere morto per me” e aggiungo col saggio Giobbe: “Lode a te, Signore, da cui abbiamo ricevuto tutto e a cui dobbiamo tutto”». In queste parole che sono sgorgate dal profondo del cuore di Gianfranco sentiamo riecheggiare il libro della Sapienza che ci è stato appena letto: «Le anime di giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà». Questo sperava il nostro fratello e diacono Gianfranco: coricarsi, al termine del sua vita terrena nelle mani di Dio, nella pace senza più tormenti.
 
Aggiunge il libro della «In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto». Non sono mancate le prove e le sofferenze nell’esistenza di Gianfranco. Non sono mancate le sofferenze morali dovute anche a quella sua onestà profonda che diventava schiettezza nell’esprimersi che non sempre veniva capita e accettata. Non sono mancate le croci fisiche affrontate con sopportazione cristiana e con il coraggio di continuare comunque il suo servizio. Dio lo ha provato e purificato e per questo lo uniamo, in questa S. Messa di esequie, al sacrificio di Cristo come un olocausto gradito al Padre.
 
Il matrimonio con l’amata Maria e la famiglia arricchita di figli e nipoti è stato per Gianfranco il primo grande dono di Dio. Nel testamento così si esprime: «Ringrazio la mia dolce famiglia che mi ha consentito di essere quello che sono stato. Non sono triste ma un punto di nostalgia per chi lascio, specie le mie dolcissime nipoti, i miei soli».
L’altro grande dono di Dio è stata la consacrazione a diacono che così «Nel 1988 sono stato colto dalla dolce sequela del Signore come suo diacono ed è stata la grazia e la gioia più bella della mia esistenza: il Tutto che si abbassa al nulla».
Ricco di questi doni, che ha saputo far fruttificare, Gianfranco ora si presenta davanti a Dio Padre come il servo che ha moltiplicato i talenti ricevuti e che si sente dire: «Bene, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore».
 
«Servo fedele»: questa è stata una qualità evangelica che ha contraddistinto questo nostro fratello. Con l’ordinazione diaconale era stato configurato a Gesù servo e lo spirito di servizio lo ha animato nei suoi numerosi incarichi ricoperti nella Chiesa diocesana, nella parrocchia e nella comunità civile di Remanzacco. Ci lascia questa testimonianza: «Dove c’era bisogno di qualcuno c’era sempre Gianfranco, ed ho sempre cercato di esserci mettendo tutto me stesso, tutta la mia passione, tutte le mie capacità, senza secondi fini o interessi personali».
 
Chi lo ha conosciuto credo possa riconoscere la verità di questa schietta confessione. È stato un vero “diacono”, un servo secondo l’esempio di Gesù.
Preghiamo, allora, con tanto amore e tanta fede perché si averi per il caro Gianfranco la promessa di Gesù ascoltata nel Vangelo: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli». A quella tavola nel Banchetto eterno Gianfranco ritrovi ora tante sorelle e fratelli che ha amato e servito in nome di Gesù. Condivida con loro la gioia eterna riservata ai servi fedeli.
 
Remanzacco, sabato 30 maggio 2015