Omelia in occasione delle esequie di padre Renzo Infanti

20-08-2016

Eccellenza, cari sacerdoti e fedeli, 

la stima, l’affetto e la riconoscenza verso padre Renzo Infanti ci ha riuniti attorno al suo corpo mortale per accompagnarlo con la nostra preghiera all’incontro finale con il suo Signore. Celebriamo questa S. Messa di esequie nella Cattedrale per espressa volontà di padre Renzo che ha sempre avuto nel cuore la sua parrocchia di origine e questa chiesa nella quale ha coltivato, fin da piccolo, la sua fede e ha ricevuto l’esempio di santi sacerdoti che sono stati luminosi punti di riferimento per la sua vocazione. 

 

In questo momento noi rappresentiamo davanti a Dio tutta l’Arcidiocesi di Udine che deve grande riconoscenza a questo suo figlio il quale per la sua Chiesa, che veramente sentiva come Madre, ha consacrato tutti i talenti e le energie durante quasi 94 anni di vita terrena e 71 di ministero sacerdotale. 

 

Ho ascoltato la testimonianza di qualche confratello che ha conosciuto da vicino padre Renzo e sono rimasto sinceramente edificato sentendo quante opere di bene questo sacerdote abbia avuto la forza di compiere a servizio dei suoi vescovi, dei sacerdoti, dei confratelli oblati, delle sorelle consacrate, di tante parrocchie come amministratore temporaneo, dei santuari di Monte Lussari e di Madonna Missionaria, del centro di spiritualità del Castello di Tricesimo, della formazione del fedeli attraverso la predicazione, le missioni al popolo, la direzione spirituale.

 

È veramente lungo l’elenco dei servizi che padre Renzo ha offerto, con grande capacità e fedeltà, alla Chiesa di Udine e che lo hanno reso un protagonista degli ultimi 70 anni di storia di questa diocesi e del suo presbiterio. Non dovranno essere dimenticati, assieme a tutta la preziosa opera della comunità dei padri oblati diocesani la cui spiritualità padre Renzo ha incarnato nella sua vita e nel suo sacerdozio.

 

In questa spiritualità egli ha trovato l’ispirazione profonda e il filo conduttore di tutto il suo fecondo e variegato ministero.  Essere sacerdote oblato è stato, potremmo dire, il principio ispiratore di tutta la vita di padre Renzo. È stato uno dei primi a rispondere alla chiamata di mons. Nogara ed entrare nella neonata comunità dei padri oblati diocesani. Per lui si è trattato come di una seconda vocazione nella quale realizzare, con più intensa radicalità evangelica, la promessa di obbedienza e la dedizione alla Chiesa che, pochi anni prima, aveva messo davanti a Dio e al vescovo nell’ordinazione presbiterale. 

 

S. Paolo scrive ai cristiani di Roma: «Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché, se noi viviamo, viviamo per il Signore e se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore». Questa è la carta di identità di un battezzato e in queste parole dell’apostolo ritroviamo, anche, il segreto e la sintesi dell’esistenza e del ministero sacerdotale di padre Renzo Infanti. Non è vissuto per se stesso ma per il suo Signore consacrando tempo e forze per la sua Chiesa. È stato un vero oblato o, come ci suggerisce la parabola evangelica, un servo fedele che Cristo ha chiamato a dedicarsi alla sua casa, che è la Chiesa, per la quale si è speso là dove era chiamato senza far calcoli di alcun genere.

 

“Vivere per il Signore” è la sorgente nuova di vita che riempie il cuore di chi ha incontrato Gesù ed è stato conquistato da lui. Questa sorgente ha alimentato quotidianamente padre Renzo il quale si è nutrito dell’incontro con Gesù nell’eucaristia,  vera “fonte e culmine” della sua vita. Si è dedicato con costanza allo studio e alla meditazione della Parola di Dio che gli è stata compagna familiare. Ha avuto una devozioni filiale per la Vergine Maria, coltivata in particolare nei santuari che gli sono stati affidati. 

 

Chi vive per il Signore Gesù non può, di conseguenza, che vivere per la sua Chiesa. E padre Renzo si è fatto oblato della sua Chiesa diocesana con l’animo del servo che non cerca riconoscimenti ma mette a disposizione le sue migliori risorse con nobiltà d’animo, con gioia nel donare, con serena attenzione alle sorelle  e ai fratelli che Dio ha posto sulla sua strada. 

 

Ora si è conclusa la sua lunga giornata di lavoro nella vigna del Signore per la quale si è consumato senza calcoli o pentimenti perché il servo del Regno di Dio aspetta solo che il suo Signore torni e lo prenda con sé. Gesù è tornato e ha trovato p. Renzo con la veste stretta ai fianchi e la lampada accesa, pronto ad andare ancora una volta con lui perché per lui è vissuto. Abbiamo la serena speranza che abbia già visto il sorriso del Signore che gli ha detto: “Beato, servo fedele”. Nella comunione del banchetto celeste dove, purificato dalla misericordia di Dio, ha trovato il suo posto accanto a tanti amici conosciuti qui sulla terra, padre Renzo interceda per Chiesa di Udine che, con carità ancora più pura, continuerà ad amare.

 

Cattedrale di Udine, sabato 20 agosto 2016