“IL PARADISO”. CATECHESI NELL’ULTIMO APPUNTAMENTO DEI “NOVISSIMI. QUARESIMALI D’ARTE”

10-04-2011


IL PARADISO


 


1. Dal battesimo al paradiso


Il nostro itinerario attraverso i Novissimi si conclude guardando alla meta che speriamo di raggiungere oltre la morte: il paradiso. La Sacra Scrittura ce la indica  continuamente. Abbiamo ascoltato come  S. Giovanni si rivolge ai primi cristiani da poco battezzati: ‘Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è’ (1 Gv 3,2).


Gli fa eco S. Paolo nella lettera ai Colossesi: ‘Siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria’ Col 3,1-4).


Quando un uomo incontra Gesù, crede in Lui e riceve il battesimo, cambia completamente il senso della sua vita. Non vive più l’esistenza terrena come un breve cammino che va dalla nascita alla morte, ma come un grande pellegrinaggio che inizia col battesimo per inoltrarsi nell’eternità, nel paradiso dove incontrerà Gesù risorto seduto alla destra di Dio Padre.


Nell’ultima cena Gesù promette di discepoli. ‘Ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia’ (Gv 16,22-23).


Essi stavano per vivere la tristezza e la paura della passione e morte del loro Maestro. Ma lui promette di non abbandonarli per sempre e di tornare a riunirli con sé donando loro una gioia così grande che niente e nessuno avrebbe potuto più offuscare.


In altre parole, Gesù promette il paradiso. E’ l’incontro finale con Gesù per stare in eterno con Lui, come suoi fratelli simili a Lui, con nel cuore la gioia che Lui prova sentendosi Figlio nell’abbraccio del Padre; anche noi, figli nella casa del Padre.


Nell’enciclica Spe salvi (nn.10-12), Benedetto XVI suggerisce una domanda: noi desideriamo questa gioia? Desideriamo arrivare in paradiso?


Solo un cuore grande ha sete di una gioia grande. Nell’epoca dei consumi e dell’industria del divertimento c’è il rischio che il nostro cuore si atrofizzi e si accontenti di piccole soddisfazioni. Questa era la filosofia pratica dei pagani del ‘Carpe diem’, dell’accontentarsi ogni giorno delle soddisfazioni che troviamo finché sarà possibile.


Solo l’amore dilata il cuore e lo rende desideroso di vita piena e di gioia vera perché l’amore autentico ha sete di eternità. Nel c. 13 della prima lettera ai Corinzi, S. Paolo esclama: ‘alla fine resterà la cosa più grande; resterà la carità’. Questo sarà il paradiso per coloro che hanno allenato il cuore all’amore lungo tutta l’esistenza terrena.


Il desiderio del paradiso non aliena l’uomo da questa terra, come a suo tempo insinuarono Feuerbach, Marx e altri pensatori atei. Al contrario, lo incarna nella vita concreta perché per desiderare la gioia del paradiso bisogna essere allenati ad amare e l’amore rende buoni samaritani tra i fratelli sofferenti.


 


2. Nella comunione dei santi.


In paradiso il cristiano non vive un’esperienza di gioia individuale con Dio ma entra in una compagnia esultante formata da angeli e santi. E’ la visione che narra S. Giovanni nell’Apocalisse: ‘Ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello” (7,9-10).


Il Credo ci fa professare: ‘Credo la Comunione dei Santi’. Quando un uomo riceve il battesimo entra nella Chiesa che è una grande comunione di uomini e donne uniti tra loro, prima di tutto, non dai loro sentimenti ma da Gesù e dal suo Santo Spirito. Questa è l’unica comunione che nemmeno la morte riesce a spezzare come riesce a fare, invece, con tutti gli altri legami. Gesù risorto ci tiene tutti uniti perché il suo amore crea legami realmente più forti della morte.


La fede nella Comunione dei Santi è profondamente consolante. Con la morte non abbiamo perso i nostri cari; non sono stati distrutti gli affetti; non sono vanificate tante esperienze di amore e di amicizia e tanti gesti di solidarietà verso chi aveva bisogno.


Anzi, ci ritroveremo con gli affetti e le amicizie ancora più belle perché purificate nell’amore di Gesù. Saremo capaci di amarci non solo con il nostro, ma con il suo Cuore.


Non solo ci ritroveremo alla fine, ma già ora continuiamo ad essere in comunione con i nostri fratelli nella fede che sono nel Signore.


Per questo la Chiesa invoca l’intercessione dei Santi e, prima fra tutti, l’intercessione di Maria. Non si chiederebbe aiuto e protezione a chi è stato distrutto dalla morte; al massimo si conserverebbe il ricordo della sua vita passata.


Maria e i Santi ci sono vicini come fedeli compagni del nostro pellegrinaggio; e non solo i santi canonizzati, ma tanti altri con cui abbiamo condiviso anni di vita terrena e che continuano ad amarci ed intercedere per noi perché giungiamo dove loro vivono in eterno e ci attendono.


 


3. Il paradiso attraverso il purgatorio.


Se fa un sincero esame di coscienza,  ognuno di noi riconosce che in questo momento non si sente nella condizione di presentarsi davanti a Gesù, degno di essere accolto dal suo amore. Pur nel desiderio di seguire il Vangelo con coerenza, ci trasciniamo dietro tante miserie di cui fatichiamo a liberarci col passare degli anni.


Con onestà temiamo di dover ammettere che arriveremo al giorno della nostra morte con addosso ancora certi vizi, incoerenze, pigrizie, tiepidezze di cuore.


Gesù ci accoglierà in un abbraccio di misericordia che sarà esigente per noi, perché l’amore più è grande e più è esigente e non ammette infedeltà e mezze misure.


Se sapremo affidarci a quell’abbraccio con piena umiltà e fiducia, esso sarà l’ultima grazia che Gesù ci farà; sarà l’abbraccio della piena purificazione.


Ci presenteremo davanti al Signore e ai suoi angeli come il campo della parabola evangelica, misto di buon grano e zizzania. Il suo amore diventerà come un fuoco che brucia la zizzania per accogliere nel suo Regno solo il buon grano.


Questa estrema purificazione è stata definita dalla Chiesa con il termine ‘purgatorio’ ed è l’ultima misericordia di Gesù morto per noi e risorto. Egli vuole averci con sè nella Comunione dei Santi, purificati da ogni debito con il peccato.


La fede nel purgatorio ha sostenuto nei secoli la preghiera dei cristiani verso i loro defunti. In particolare si è diffusa la tradizione di far celebrare S. Messe in suffragio della loro anima offrendo per loro non solo la nostra preghiera ma il Sacrificio di Cristo che dona il suo Corpo e Sangue per la remissione dei peccati.


E’ triste una società che dimentica in fretta i suoi morti. I cristiani non li hanno mai dimenticati e la preghiera per i defunti purifica anche la nostra coscienza perché ci ricorda la meta alla quale ci attende Gesù con Maria, i Santi e i nostri cari defunti.