Omelia in occasione delle esequie di don Giovanni Nimis (12 maggio 2018)

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Cari Fratelli e Sorelle,

don Giovanni Nimis è tornato nella sua Ipplis e nella chiesa parrocchiale  in cui ha celebrato fedelmente la Santa  Messa e gli altri sacramenti per quasi 45 anni. Era rimasto assente per pochi giorni  a causa delle condizioni di salute ormai molto precarie, accolto amorevolmente nella casa della Fraternità sacerdotale dove il Signore è passato e lo ha preso per sempre con sé.

La Provvidenza di Dio Padre ha riservato a don Giovanni un lungo pellegrinaggio terreno durato oltre 100 anni e caratterizzato dalla vocazione sacerdotale scoperta in tenera età. E’ stato ordinato sacerdote ad appena 23 anni e ha consacrato a Gesù Cristo e alla Chiesa ben 78 anni di ministero sacerdotale.

Tante sono le comunità cristiane nelle quali i vescovi lo hanno chiamato a donare il suo sacerdozio: Forni di Sopra, Monteaperta, Spessa, Liessa, Cialla di Castelmonte, Purgessimo. Finché è giunta la chiamata a diventare parroco di Ipplis nel maggio 1972; e qui è rimasto fino a consumare con ammirevole fedeltà tutte le sue energie.  La comunità cristiana di Ipplis è diventata la sua famiglia dalla quale non voleva per nessun motivo allontanarsi e possiamo dire che il Signore lo ha esaudito.

Possiamo dire che don Giovanni è stato un sacerdote e un parroco di stile tradizionale e di grande qualità umana e spirituale. Il carattere forte e, forse, a volte un po’ burbero nascondeva un cuore di padre e di pastore che chi lo accostava non faceva fatica a cogliere.

Hanno goduto del suo cuore paterno specialmente le persone povere e sofferenti della comunità. che incontrava con discrezione grazie anche alla sua costante visita alle famiglie dove portava la benedizione del Signore.

Si prendeva cura con grande fedeltà dei malati sia nelle case che nella casa di riposo di Cividale dove ha celebrato la S. Messa per vari anni. Accompagnava con la preghiera i suoi fedeli quando giungeva il momento della morte e faceva accendere per  loro una candela davanti alla statua della Vergine Maria perché fosse loro vicina.

Ha curato sempre la formazione cristiana dei bambini e dei fanciulli  cosciente che trasmettere la fede alle nuove generazioni era uno dei doveri principali di un parroco e di una comunità cristiana. Sentiva in modo tutto particolare la preparazione dei fanciulli alla prima comunione perché capiva che l’incontro personale con Gesù nell’eucaristia poteva essere il grande punto d riferimento per tutta la loro vita.

Si è dedicato anche con le proprie braccia al restauro della chiesa perché era la casa di Dio e della comunità cristiana nella quale si vivevano i momenti più importanti della vita delle persone e della parrocchia. Per questo, oltre al decoro esterno dell’edificio ha preparato e presieduto con particolare sensibilità le celebrazioni liturgiche; ha promosso e sostenuto la Corale parrocchiale perché animasse la preghiera di tutta la comunità.

Grazie all’amicizia spirituale con suor Bertilla e con le suore Rosarie ha coltivato anche una particolare sensibilità missionaria prodigandosi per sostenere le opere da loro avviate in particolare in Bolivia. Non si è limitato a sensibilizzare le persone ma si è recato più volte di persona sui luoghi di missione con ripetuti viaggi. Lì ha portato anche la sua spiccata devozione mariana dedicandosi direttamente all’edificazione di  piccole cappelle dedicate alla Vergine Maria, fino all’ultima costruita nel 2014 nello spazio antistante la canonica.

Ripeteva spesso un’espressione che voglio in questo momento ricordare perché ci rivela il suo programma di vita: “Con Dio in mezzo ai fedeli”. Dio era il centro della sua vita e i fedeli erano il gregge che Dio gli aveva affidato in mezzo ai quali si sentiva chiamato a stare sempre e fino alla fine come un buon pastore.

Abbiamo ascoltato le parole del libro dell’Apocalisse: “Beati i morti che muoiono nel Signore. Si –  dice lo Spirito – essi riposeranno dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono”.

Don Giovanni ha oltrepassato la soglia misteriosa della morte morendo nel Signore  ed è entrato nella vita eterna accompagnato dalle sue opere buone, alcune delle quali ho voluto anche ricordare e altre le conoscete voi.

Preghiamo in questa messa di esequie perché la misericordia di Dio gli doni la grazia finale di entrare nel riposo eterno che Gesù ha promesso ai suoi servi fedeli.